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Lettera materiali per la classe prima C

Cari genitori, carissimi ragazzi…

Cari genitori,
mi rivolgo a voi con questo scritto innanzitutto per salutarvi e darvi il benvenuto in questa nuova scuola e in secondo luogo per chiedervi collaborazione riguardo alcuni aspetti della vita scolastica di vostro figlio.
In questa lettera mi rivolgo direttamente ai ragazzi, ma chiedo a voi genitori di leggere con pazienza queste paginette, per chiarezza e perché possiate essere di sostegno ai vostri figli anche nei cambiamenti più concreti che li coinvolgono in questo momento di passaggio.
Ed ora, finalmente, veniamo al dunque.

I quaderni di matematica e scienze

Tipo di quaderno

Ciascuno di voi avrà bisogno di:

  • un quadernone a quadretti da 5 mm con i fogli fissi e con una sovra-copertina plastificata rossa, per matematica;
  • un quadernone a quadretti da 5 mm con i fogli fissi e con una sovra-copertina plastificata verde, per scienze;
  • un portalistini con copertina trasparente personalizzabile, formato interno 22 cm x 30 cm, con almeno 60 buste;
  • una cartellina di cartone con elastico, contenente una ventina di fogli di protocollo a quadretti da 5 mm.
Come usare i quadernoni delle due discipline

Usare il quadernone con i fogli fissi, anche se ad alcuni tuoi coetanei sembra una cosa “da bambini”, ti aiuterà ad essere più ordinato, perché ti eviterà di perdere fogli in continuazione. Questi quadernoni vanno portati a scuola ogni volta che c’è lezione (ovviamente non tutti e due, ma quelli della materia in programma per la mattina).
Non sarà invece necessario, per matematica e scienze, portare i libri a scuola. Userai i libri di matematica e scienze soprattutto per il tuo studio individuale, a casa.
Sullo stesso quaderno scriverai le lezioni svolte a scuola e i compiti svolti a casa.
Se ti capita di fare qualche pasticcio, quando prendi appunti a scuola oppure quando fai i compiti, non importa: tira un segno sopra e ricomincia (non strappare le pagine ed evita il più possibile di usare i correttori o il bianchetto, che dir si voglia, se non per piccolissimi tratti); quello che è importante, invece, è mantenere sul quaderno una traccia continua del lavoro svolto a scuola e a casa.
Ti consiglio di foderare tutti i libri di aritmetica e di geometria con copertine trasparenti, per facilitarti nella preparazione del materiale da portare a scuola.
Prima di svolgere un lavoro o di prendere appunti in classe, scrivi sempre sul quaderno la data e il luogo in cui sei (a scuola, a casa, in biblioteca, in laboratorio…). Questo ti aiuterà quando l’insegnante ti chiederà di andare sul quaderno a cercare la lezione svolta in un certo giorno, ma anche a capire, confrontando il tuo quaderno con quello dei compagni, quali lezioni ti mancano e dove devi aggiornarti.
L’ordine e la completezza del tuo quaderno saranno elementi considerati per la valutazione, sia in matematica che in scienze, quindi saranno soggetti a controlli, anche a sorpresa, da parte mia.

Come usare il portalistini e la cartellina

Il tuo portalistini diventerà un portafoglio di matematica e scienze e rimarrà a scuola, in consegna all’insegnante.
In esso inserirò, man mano: le prove di ingresso, le verifiche, alcune ricerche, alcuni disegni e vari lavori che sarebbe scomodo svolgere sul quaderno. I tuoi genitori avranno modo di vedere questo portafoglio ogni volta che verranno a colloquio con me (o quando ve lo darò da portare a casa per mostrarlo), in modo tale che possano toccare con mano ciò che effettivamente combini a scuola! Alla fine di ciascun anno scolastico, toglierò dal portafoglio le verifiche che devono essere archiviate e lascerò gli altri lavori: te li restituirò al termine degli Esami di Stato alla fine della classe terza.
La cartellina di cartone contenente i fogli di protocollo rimarrà nell’armadio in aula, in modo che quando ci sarà una verifica in classe tu abbia il foglio a disposizione. L’uso del foglio di protocollo (e non di un pezzo di carta qualsiasi) sarà soggetto a valutazione nelle verifiche.

Come svolgere i compiti a casa

I compiti, in generale, vanno svolti tutti sul quaderno, in forma completa ed ordinata. In particolare: vanno ricopiati gli eventuali disegni; le frasi o le espressioni da completare vanno ricopiate direttamente in forma completa (non ha senso che trascrivi solo la parola o il numero mancante!); delle espressioni devi copiare il testo; dei problemi non serve che copi il testo, ma devi schematizzarlo.
Potranno essere eseguiti sul libro solo i compiti che vi indicherò esplicitamente.
Attenzione: i compiti di matematica e scienze potranno essere molto diversi tra loro. Ci sarà da studiare a memoria delle regole, da fare degli esercizi, da risolvere problemi, da ricercare informazioni, da recuperare materiale, da leggere libri, da scrivere brevi componimenti, da fare disegni… Tantissime attività, che richiedono strategie, strumenti e tempi molto diversi tra loro. Questo significa che non potrai eseguire tutti i compiti il giorno prima della lezione per cui sono stati assegnati: dovrai pianificare bene le cose da fare, anche in base agli altri tuoi impegni, scolastici e non.

Come seguire la lezione e prendere appunti

La lezione prevede solitamente diverse fasi: spiegazione, esempio, esercizio, discussione.
Durante la spiegazione e l’esempio è consigliabile fare silenzio ed evitare le domande: qualcosa che non è chiaro in un primo momento potrà diventarlo mentre la spiegazione procede, oppure al momento dell’esempio. Se tuttavia desideri porre una domanda, questa è comunque benvenuta, ma è necessario alzare la mano ed attendere il permesso per parlare. In queste fasi bisogna stare attenti e prendere ordinatamente appunti, tenendo presenti i seguenti consigli:

  • trascrivere tutto quanto l’insegnante scrive alla lavagna;
  • scrivere tutto quanto l’insegnante detta;
  • non pretendere di trascrivere esattamente tutto quanto l’insegnante dice.

Durante l’esercizio e la discussione si può parlare con i compagni (ovviamente a proposito, non tanto per chiacchierare) e si possono fare domande liberamente all’insegnante.

Assenze

Se stai assente, ricopia sul quaderno quanto svolto in classe e cerca di fare i compiti man mano che vengono assegnati; puoi chiedere ai tuoi compagni una precisa indicazione di quanto svolto in classe e dei compiti assegnati per casa durante la tua assenza, ma puoi trovare tutto anche sul registro elettronico. In alcuni casi potrebbe esserti utile anche il mio blog personale, di cui parleremo un’altra volta.

Materiali

Oltre al quaderno e al libro, dovrai avere con te, ad ogni lezione: biro, matite colorate, matita, gomma, temperino, un paio di forbici, un tubetto di colla, un rotolino di nastro adesivo, un righello, una squadretta. Tutti questi materiali serviranno per tutto il triennio (come il portalistini, che non dovrai più acquistare negli anni successivi).
In particolari momenti serviranno anche altri materiali (un compasso, un goniometro, altri materiali di cancelleria, una calcolatrice che, oltre alle quattro operazioni fondamentali, estragga la radice quadrata): ti verranno chiesti di volta in volta.

Verifiche

Faremo alcune verifiche preannunciate, delle quali decideremo insieme la data, ed altre “a sorpresa”.
Faremo verifiche scritte (la maggior parte), orali (soprattutto in seconda e in terza), grafiche e (passatemi il termine) digitali (nel senso che saranno fatte usando dispositivi digitali).
Periodicamente anche i quaderni verranno ritirati, corretti e valutati a sorpresa, tenendo conto soprattutto di completezza e ordine.
Tutti i lavori che faremo in classe, anche quelli manuali o a carattere di laboratorio, saranno oggetto di valutazione. Si terrà conto dell’impegno, della cura, della puntualità oltre che, ovviamente, del risultato.

Durante le mie lezioni…

Non è permesso uscire dall’aula durante le mie lezioni, a meno di casi eccezionali (sarò io a decidere se un caso è eccezionale o no).
Puoi andare in bagno a ricreazione o, se necessario, al cambio dell’insegnante, tra una lezione e l’altra, chiedendo il permesso all’insegnante che sta sorvegliando la classe in quel momento.
Durante le mie lezioni non è permesso consumare cibo, né masticare gomme americane o quant’altro.
Al contrario, è permesso avere una bottiglietta di acqua per bere ogni qualvolta si abbia sete, senza dover uscire dall’aula e senza interrompere la lezione, educatamente.

La scuola salvata dai bambini

Benedetta Tobagi
La scuola salvata dai bambini. Viaggio nelle classi senza confini
Rizzoli, 2016
ISBN 978-88-17-09013-1
pagg. 345, euro 18,00

Potrebbe sembrare un saggio sulla situazione della Scuola primaria in Italia. In realtà questo libro fotografa alcuni scorci molto particolari, in genere particolari perché belli, mettendo però in questo modo a fuoco anche alcune problematiche del sistema scolastico e di chi in questo sistema lavora. Non è quindi un testo pieno solo di dati e statistiche, tutt’altro: si sentono davvero parlare i personaggi, che siano bambini, maestri, genitori o a volte l’autrice stessa, che in pochi ma preziosi punti svela paure, scoperte e gioie del tutto personali e per questo del tutto condivisibili.

Un bambino ha diritto di stare nel suo quartiere, andare a scuola con i compagni con cui gioca in cortile, se no che integrazione è? (pagina 39)

Quando io e miei bambini ci siamo trasferiti dalla provincia di Brescia a quella di Venezia, la tentazione di cercare la scuola “migliore” per loro è stata forte. Alla fine io e mio marito abbiamo preso la decisione di iscriverli nella scuola più vicina, proprio per facilitare la loro integrazione. Ecco, io tutta questa smania di scegliere la scuola migliore anche a costo di allontanare i bambini dal quartiere in cui vivono non la capisco. Mi piace questa frase della maestra Arcangela, perché ribalta la prospettiva: non dovrebbero essere le famiglie ad avere il diritto di scegliere la scuola più “in”, bensì i bambini ad avere il diritto di stare nel loro quartiere.

Nei bambini migranti, perdere la lingua madre, o L1, ostacola l’apprendimento dela L2: come costruire un nuovo piano su una casa dalle fondamenta instabili. Purtroppo, parecchi insegnanti ancora raccomandano ai genitori stranieri, anche se parlano male l’italiano, di usarlo comunque a casa per comunicare con i figlio. Nonostante anni di ricerche abbiano dimostrato al di là di ogni dubbio che l’apprendimento della L2 da parte dei bamnomo trae maggior giovamento dal parlare un’altra lingua correttamente, piuttosto che dall’assorbire l’italiano pieno di errori di un genitore migrante. (pagina 48)

Quante raccomandazioni assurde facciamo ancora, noi insegnanti, completamente prive di ogni fondamento scientifico… Mi chiedo: perché? Ma non ho risposta.

La vergogna generata dal senso di inferiorità è un fardello gravoso, che può imprigionare una persona per tutta la vita. (pagina 70)

“L’identità collettiva di cui l’individuo è parte non è mai unica” ha scritto Tzvetan Todorov nel 2008, “gli esseri umani non hanno alcuna difficoltà ad assumere più identità alla volta e dunque a provare molteplici solidarietà. Questa pluralità è la regola, non l’eccezione. Ognuno, come un giocoliere, maneggia questa pluralità”. (pagina 81)

Aggiungerei che questo è ancor più vero nei bambini. Chi fatica a provare molteplici solidarietà, credo, è chi è stato costretto ad imparare questa cosa da qualche adulto triste o malato.

È molto importante valorizzare al massimo le inclinazioni e i talenti, tanto più quando il contesto è difficile. Poche cose possono motivare un bambino a impegnarsi quanto il sentirsi “bravo” in qualcosa, ottenendo il riconoscimento degli altri bambini e degli adulti di riferimento. (pagina 84)

“Sentirsi bravi” in qualcosa rafforza l’autostima, può innescare un percorso di riscatto personale. Sempre che il talento non venga contaminato instillando ai bambini un perfezionismo sterile o l’ansia da prestazione, oppure trasformandoli in scimmiette ammaestrate he deveno esibirsi per compiacere gli altri, come se solo le loro capacità, e non loro stessi, dossero degne d’amore e attenzione. (pagina 85)

Perché alcuni maestri si lasciano “toccare” al punto di rimettere in discussione il proprio lavoro sin dalle fondamenta, e altri restano impermeabili e s’induriscono? Perché Angela l’ha fatto? Quando glielo domando, allarga le braccia e sorride. “E come fai a girarti dall’altra parte?” dice. Come se non ci fosse scelta. (pagina 108)

Praticare le lingue vuol dire abituarsi all’idea che siamo tutti stranieri per qualcuno. Poche cose rendono tolleranti quanto doversi confrontare in prima persona con le difficoltà di un neoarrivato davanti ad una lingua del tutto estranea, sentirsi goffi e ridicoli perché non si riesce a produrre un certo suono. Sperimentare questa vulnerabilità è una grande scuola. “Lo straniero per me è la condizione di privilegio” dice il grande attore e regista ebreo Moni Ovadia, “solo sentendosi stranieri si può diventare esseri umani a tutto tondo”. (pagina 113)

Al bar, un cartello offre un calice di prosecco al prezzo di un cappuccino: roba da veneti, mi limito al caffè. (pagina 156)

Questa mi è piaciuta, da emigrata in Veneto qual sono, che ancora non si capacita di quanto vino riescano a bere veneti e venete a qualsiasi ora del giorno!”

Chi costruisce un muro lo fa come ostentazione di forza, ma in realtà confessa la propria impotenza. (pagina 163)

Aiutare i bambini, tutti – italiani e non – a costruire un solido senso di sè, della propria dignità e del proprio valore, per resistere agli urti del mondo di fuori, della vita, soprattutto laddove le famiglie sono composte da genitori a loro volta fragili, insicuri, ansiosi, oppure risentiti, frustrati, pieni di rancore: Roberta, Fabio e tantissimi altri insegnanti cercano di farlo, ogni giorno. (pagina 163)

Continua a girarmi in testa il finale di Io e Annie, film cult di Woody Allen del 1977: “E io pensai a quella vecchia barzelletta, sapete… Quella dove uno va dallo psichiara e dice: – Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina – e il dottore gli dice. – Perché non lo interna? – e quello risponde: – E poi a me le uova chi me le fa? -“.
Fare il concorso per diventare insegnante in Italia, oggi, corrisponde molto a quello che pensava allora Woody dei rapporti uomo-donna: è una cosa assolutamente irrazionale, pazza eassurda.
Ma la scuola continua perché, per fortuna, sono in tantissimi, giovani o meno, ad avere sempre e ancora bisogno di uova. (pagina 178)

Franca vede veramente i suoi bambini rom, la loro bellezza brilla nel suo sguardo amorevole. Riconosce la loro dignità, la profondità dei loro saperi, il fascino del loro retaggio, oltre la maschera sgradevole degli emarginati. I bambini hanno bisogno di essere guardati come esseri unici, preziosi, degni d’amore per poter fiorire. Se un maestro, o un genitore, è così frustrato, accecato, affaticato da vedere in loro solo dei mostriciattoli divoranti, dovrebbe essere aiutato: probabilmente, ha un bisogno disperato lui stesso di essere riconosciuto.
La luce interiore di ogni persona deve essere riconosciuta, per potersi accendere.
Conosciamo davvero la nostra bellezza solo quando la vediamo riflessa negli occhi di qualcun altro. (pagina 264)

Guardando quelle maschere, scontrose o disarmanti, ho visto le mie. Maschere involontarie, non quelle indossate come un elmo per combattere, o come un trucco di scena. Deformazioni del viso indotte dalla paura, dal desiderio di compiacere, dal bisogno di difendermi, di essere amata. Le parole dei bambini raggiungono un posto in fondo alla mia anima, dove, terrorizzata, si rannicchiava una ragazzina muta, inavvicinabile. Piango per lei dentro di me, amaramente.
Penso a quante persone ho incontrato che tengono sepolto in petto un bambino ammutolito che si nasconde negli armadi o fa capolino dietro gli stipiti delle porte, scappa e morde oppure è disperatamente sottomesso: l’ho visto balenare ogni tanto in uno sguardo, in una smorfia, per istanti brevissimi. Subito sepolto sotto una scorza di adulta efficienza, razionalità, autocontrollo, parole che minimizzano, attimi di panico o scoppi bestiali di aggressività irragionevole. (pagina 278)

Non avevo compreso davvero cosa avesse a che fare con me un autistico, uno spastico, un ritardato, né, tanto meno, cosa potesse darmi. L’ho sentito, finalmente, guardando quelle maschere. Ho capito il senzao della lunga battaglia di chi, dagli anni Settanta in poi, ha lottato per l’inclusione dei diversamente abili nelle classi. Il senso profondo che rende il lavoro con gli ultimi indispensabile, non caritatevole. È la via maestra per riconoscere quanto di loro – che siano zingari, matti o handicappati – c’è in ciascuno di noi. Ci rende più aperti e umani. Pià capaci di accogliere noi stessi e gli altri tutti interi, dunque più ricchi e generosi, più creativi, più comprensivi e capaci di vivere e di amare. (pagina 279)

Essere padroni della propria storia è un passo essenziale per diventare uomini davvero liberi. (pagina 316)

 

Logicomix

Apostolos Doxiadis – Christos H. Papadimitriou
Logicomix
Guanda, 2010
ISBN 978-88-6088-168-7
pagg. 352 – euro 23,00

Copertina di "Logicomix"

Logicomix è un fumetto che, a mio parere magistralmente, racconta la storia della vita di Bertrand Russel e della sua passione: la logica. Non che lo ritenga poco adatto ai ragazzi, ma forse lo apprezzerebbero di più quando la scuola media sarà alle loro spalle. 

Puoi trovare informazioni riguardanti questo libro anche su:

Diario di scuola

Daniel Pennac
Diario di scuola
Feltrinelli, 2010
ISBN 978-88-07-72152-6
pagg. 243, euro 8,50

Diario di scuola

 

Questo libro mi è piaciuto molto. Ovvio, io l’ho letto da insegnante; mi sono rispecchiata in certe osservazioni per l’insegnante che ero; in altre per l’alunna che ero stata. Alcuni elementi mi hanno fatta riflettere, o perché li condividevo appieno, o perché avrei voluto poterne discutere con l’autore.

Puoi trovare informazioni riguardanti questo libro anche su:

Basta compiti. Adesso giochiamo!

Daniela Folcio
Basta compiti adesso giochiamo. matematica per insegnanti e genitori in difficoltà
Scienza Express, Milano, 2011
ISBN 978-88-96973-14-1
pagg. 158, euro 16,00

Copertina di "Basta compiti adesso giochiamo"

Puoi trovare altre informazioni riguardanti questo libro anche su:

Contro l’ora di matematica

Paul Lockhart
Contro l’ora di matematica. Un manifesto per la liberazione di professori e studenti
Rizzoli, 2010
ISBN 978-88-17-03840-9
pagg. 117, euro 12,50

Contro l'ora di matematica

Avevo sentito tanto parlare di questo libro prima di leggerlo e ne avevo visti alcuni stralci, che subito mi avevano affascinato. Quando l’ho avuto sottomano l’ho bevuto tutto d’un fiato (è molto scorrevole) e ho ritrovato in esso tante riflessioni che, lavorando nella scuola, avevo sentito nascere dentro di me, anche se magari non a tutte ero riuscita a dare una voce compiuta. Lo consiglio a tutti i miei ex studenti, ma anche ai miei alunni di terza più propensi alla riflessione, e soprattutto a tutti i genitori dei miei alunni!

Puoi trovare informazioni riguardanti questo libro anche su: